ANAGRAFE DEL WELFARE
Il welfare pubblico italiano, censito ente per ente.
In Italia una parte importante del welfare viene deliberata ed erogata sul territorio dalle Regioni, dagli Ambiti Territoriali Sociali e dai singoli Comuni. Nessun registro nazionale pubblico la raccoglie. Stiamo costruendo quel registro.
Che cos’è, in concreto
Un registro, non una raccolta di link.
L’Anagrafe del welfare è un registro nazionale machine-readable delle prestazioni di welfare pubblico, costruito attraverso una rilevazione censuaria assistita da metodi computazionali.
Registro nel senso che il termine ha in statistica: una base dati con un perimetro dichiarato, unità identificate in modo stabile e aggiornamento nel tempo. È l’opposto di una raccolta che cresce per accumulo, dove non è possibile dire cosa resti fuori.
Machine-readable perché i dati non sono testo libero: sono campi distinti, con valori tratti da liste chiuse dove la natura del campo lo consente. Sono quindi elaborabili da un programma (filtrati, incrociati, interrogati) e non soltanto leggibili da una persona.
Rilevazione censuaria e non campionaria: il perimetro non è un sottoinsieme scelto per convenienza, è l’elenco degli enti che in Italia erogano welfare, e li percorriamo tutti.
Assistita da metodi computazionali: l’identificazione delle fonti, l’estrazione e la normalizzazione dei dati sono assistite da strumenti computazionali che operano dentro regole scritte. Il presidio umano è di tipo human-on-the-loop: le persone progettano il sistema, definiscono le regole di classificazione e ne monitorano il funzionamento, verificando a campione che il protocollo produca ciò che deve produrre.
Perimetro dichiarato
Sappiamo in anticipo quali enti dobbiamo esaminare, e li esaminiamo uno per uno. Dove non troviamo misure lo registriamo: non stiamo affermando che quell’ente non ne eroghi, stiamo dicendo che noi non le abbiamo trovate. La distinzione sembra sottile ma non lo è, perché rende il lavoro verificabile e migliorabile.
Unità di rilevazione definita
Registriamo una scheda per ogni combinazione di misura ed ente erogante. È una definizione operativa: chiunque abbia accesso ai dati può rifare il conteggio e ottenere lo stesso numero. Non è un’opinione su cosa sia “una misura”.
Data di riferimento
Ogni regione viene chiusa a una data e ogni scheda porta la data del proprio ultimo controllo, con il collegamento alla fonte. Un dato sul welfare locale senza una data non è un dato: è un ricordo.
IL PERIMETRO
Non un campione. Tutto il Paese.
L’Anagrafe non parte da un elenco di casi interessanti né da ciò che è più facile trovare: parte dall’elenco degli enti che in Italia erogano welfare. Dove non riusciamo a censire le misure di un ente, questo resta un risultato registrato e non un dato mancante ed è il punto da cui riparte il lavoro al rilascio successivo.
7.894
Comuni
Tutti i comuni italiani, identificati con il codice ISTAT e non con la denominazione. I nomi si ripetono tra regioni diverse e cambiano nel tempo; i codici sono molto più stabili, e ogni loro variazione è tracciata da ISTAT.
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Ambiti Territoriali Sociali
Gli enti che gestiscono in forma associata i servizi sociali per gruppi di comuni. È un livello che di solito resta fuori dai cataloghi e dai servizi informativi sul welfare rivolti ai cittadini.
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Regioni
Ogni Regione organizza e delega il proprio welfare in modo diverso. Per ognuna ricostruiamo prima l’assetto istituzionale, poi le misure.
Oltre 20.000 misure di welfare pubblico
Contributi economici, riduzioni tariffarie, voucher e buoni, esenzioni, prestazioni e servizi. Ogni misura è registrata con l’ente che la eroga, i destinatari e i requisiti, il tipo e l’entità del beneficio, le modalità e i termini di domanda, le fonti e la data dell’ultimo controllo.
Come è organizzato il welfare locale
Tra la Regione e il Comune c’è un terzo livello.
Si chiama Ambito Territoriale Sociale, spesso abbreviato in ATS. È l’aggregazione di comuni che gestiscono in forma associata i servizi sociali del proprio territorio. È un ente che spesso i cittadini non conoscono, ed è tra i principali erogatori di welfare in Italia.
Regione: legifera e programma il welfare sociale sul proprio territorio, suddivide le risorse e decide quanto delegare e a chi. Alcune misure le eroga direttamente, altre le affida agli Ambiti, altre restano nella disponibilità dei Comuni.
Ambito Territoriale Sociale: aggrega più comuni (in media una dozzina) che gestiscono insieme i servizi sociali, attraverso un ente capofila, un’unione di comuni, un consorzio o un’azienda dei servizi. Programma gli interventi nel piano di zona e le misure che approva valgono per tutti i comuni dell’Ambito. La denominazione cambia da regione a regione: ambito, distretto, zona sociale, comunità, e altre ancora.
Comune: ogni Comune appartiene a un solo Ambito e, oltre alle misure dell’Ambito, può averne di proprie: contributi a bilancio comunale, riduzioni sulla mensa scolastica o sui trasporti, esenzioni e agevolazioni sui tributi locali. Sono le misure più difficili da reperire e le più vicine alla vita delle persone.
Ne segue una conseguenza operativa: per sapere a cosa ha diritto una persona non basta sapere in quale regione vive. Serve sapere in quale Comune vive e a quale Ambito quel Comune appartiene. Ricostruire questa corrispondenza, Comune per Comune e con i codici ISTAT, è la prima cosa che facciamo per ogni regione.
IL PUNTO DECISIVO
Ogni Regione delega in modo diverso. Il protocollo deve tenerne conto.
È l’aspetto che distingue una rilevazione governata da una raccolta approssimativa. La stessa politica di welfare (il sostegno alla non autosufficienza, l’aiuto alle famiglie con figli, il contributo per l’affitto) in una regione è erogata dalla Regione stessa, in un’altra dagli Ambiti, in un’altra ancora dai singoli Comuni. Spesso da più livelli contemporaneamente, sulla stessa materia.
Se guardi solo i comuni
Perdi la maggior parte delle misure. Dove il welfare sociale è gestito in forma associata, gran parte delle misure è deliberata dall’Ambito e non compare sui siti dei singoli comuni. Una rilevazione Comune per Comune, in quelle regioni, trova poco e conclude (sbagliando) che lì il welfare non c’è.
Se non distingui i livelli
Conti la stessa cosa molte volte. Una misura regionale attuata da cento comuni non è cento misure. Senza una regola scritta che separi la misura dalla sua attuazione locale, il totale si gonfia in proporzione al numero di enti e diventa indifendibile.
Se non ricostruisci l'assetto
Non sai a chi si applica quello che hai trovato. Una misura di Ambito riguarda tutti i comuni che ne fanno parte. Ma quali, esattamente? Gli assetti si modificano: gli ambiti si scindono, si accorpano, cambiano ente capofila e comuni aderenti. Va verificato sul campo, non dato per noto.
COME LO AFFRONTIAMO
Prima la mappa istituzionale, poi la rilevazione.
Per ogni Regione, prima di raccogliere una sola misura, ricostruiamo come funziona il welfare in quella Regione: quali materie la Regione governa direttamente, quali delega agli Ambiti, quali restano ai Comuni, come sono composti gli Ambiti, chi li gestisce e con quale forma giuridica.
Solo dopo aver scritto questa mappa iniziamo a rilevare. È un passaggio in più, e costa tempo. È anche la ragione per cui i dati di regioni molto diverse tra loro restano confrontabili: ognuna è stata letta con le proprie regole istituzionali, non con quelle di un’altra.
IL METODO
Non improvvisiamo. Applichiamo un protocollo.
L’Anagrafe è costruita con un protocollo scritto, applicato nello stesso modo in ogni regione e in ogni ambito. Il protocollo è la parte che conta: gli strumenti computazionali eseguono ciò che il protocollo prescrive, e sono le regole (non gli strumenti) a determinare il dato.
Il protocollo viene rivisto a ogni regione completata, e la versione applicata resta tracciata insieme ai dati che ha prodotto. È anche il motivo per cui torniamo su territori già rilevati: un protocollo migliore trova cose che il precedente non trovava.
Strumenti computazionali, regole umane
L’identificazione delle fonti, l’estrazione e la normalizzazione sono assistite da strumenti computazionali che operano dentro regole scritte da persone. Il presidio umano è sulla progettazione e sul monitoraggio, con verifiche a campione a ogni chiusura di regione.
Copertura territoriale esplicita
Per ogni misura registriamo l’elenco dei comuni in cui si applica, uno per uno, con il codice ISTAT. Non l’etichetta “vale nell’Ambito X”, ma la relazione tra la misura e ciascun comune.
Fonti citate e ricontrollate
Ogni misura è collegata alle pagine e ai documenti da cui è stata letta. I collegamenti vengono riverificati e quelli non più raggiungibili sono segnalati come tali, distinguendo la pagina rimossa dal blocco tecnico.
Storico in sola aggiunta
Ogni verifica resta registrata con la propria data e non viene sovrascritta dalla successiva. Si può ricostruire quando una misura è stata osservata l’ultima volta e cosa risultava in quel momento.
Qualità dichiarata per record
Ogni scheda porta un indicatore del livello di documentazione della propria fonte. Una misura documentata da un atto completo e una ricostruita da un’informazione parziale non vengono presentate come equivalenti.
Chiusura formale di ogni regione
Ogni regione si chiude con un documento di resoconto che dichiara cosa è stato incluso, cosa è stato escluso e per quale motivo, e a quale data il quadro è stato fissato.
Chi eroga e a chi si rivolge
L’ente titolare della misura, il livello a cui è erogata, la categoria di destinatari e i requisiti di reddito o di condizione.
Che tipo di prestazione è
Contributo economico, riduzione tariffaria, voucher o buono, esenzione, servizio. Con importi e soglie quando la fonte li pubblica.
Come e quando si domanda
Dove si presenta la domanda, con quali documenti, entro quali termini, e se la finestra è aperta, chiusa o a sportello permanente.
DA DOVE ABBIAMO IMPARATO
Non l’abbiamo inventato: in Europa si fa già.
Censire in modo sistematico le prestazioni pubbliche non è una novità. Alcuni paesi europei lo fanno da decenni, con soluzioni diverse e con problemi analoghi ai nostri. Abbiamo studiato le loro esperienze prima di definire il nostro impianto, e da ciascuna abbiamo tratto degli insegnamenti.
MISSOC — Commissione europea
Dal 1990 compara i sistemi di protezione sociale dei paesi europei con tabelle aggiornate due volte l’anno, sempre con la stessa struttura di campi per tutti: base normativa, campo di applicazione, condizioni, importo del beneficio. Una struttura identica per tutte le unità, e scadenze di aggiornamento dichiarate in anticipo.
Fiandre — catalogo dei servizi pubblici
Il catalogo interfederale fiammingo descrive una prestazione una volta a livello concettuale, e ogni ente locale ne registra la propria declinazione territoriale nel catalogo che gestisce. È l’esempio più chiaro di separazione tra la misura e la sua attuazione locale: la stessa distinzione che serve a noi per non contare più volte la stessa cosa.
Germania — catalogo nazionale delle prestazioni
La Germania assegna un codice univoco a ogni prestazione amministrativa e ha scritto indicatori espliciti per decidere quando due prestazioni sono la stessa e quando sono due: la base normativa, l’oggetto regolato, il tipo di procedimento. Uno degli effetti di quelle regole è che la stessa prestazione mantiene lo stesso codice qualunque sia l’ente che la eroga: l’identità della misura non dipende da chi la attua.
Paesi Bassi — dal registro alla persona
Nei Paesi Bassi molti comuni mettono a disposizione strumenti che, a partire dalla situazione di una persona, mostrano a quali prestazioni ha diritto in quel comune. Dietro quegli strumenti c’è una banca dati mantenuta e aggiornata in modo centralizzato: un registro conta nella misura in cui arriva a chi deve usarlo.
STANDARD E VOCABOLARI
Parlare la stessa lingua degli altri.
Per identificare territori ed enti usiamo codici e vocabolari nazionali già esistenti, a partire dai codici ISTAT dei comuni, invece di crearne di nuovi. È previsto l’allineamento al vocabolario europeo per la descrizione dei servizi pubblici (CPSV-AP) come vista di esportazione. Fino a quando quella vista non sarà pubblicata e verificabile non dichiariamo nessuna conformità: preferiamo un’affermazione in meno a una da correggere.
Rilasci
Versione 1.0, e già al lavoro sulla prossima.
Abbiamo scelto di rilasciare presto e di migliorare per gradi, invece di attendere una versione definitiva. È il primo passo di un percorso: ogni rilascio dichiara che cosa aggiunge e con quale versione di protocollo è stato prodotto.
RILASCIATA
Versione 1.0 — l’impianto e la copertura
Il perimetro nazionale, la ricostruzione dell’assetto istituzionale regione per regione, la corrispondenza tra ogni Comune e il proprio Ambito, e le misure rilevate con fonti, storico dei controlli e qualità dichiarata.
IN LAVORAZIONE
La versione successiva
Ci stiamo già lavorando. Tra le cose in corso: maggiore profondità sui campi che determinano se una misura spetta a una persona: requisiti, soglie, importi, termini.
TRASPARENZA
Quello che l’Anagrafe non è.
Dichiarare i limiti fa parte del metodo. Una banca dati che promette tutto non è verificabile, e quindi non è credibile.
Non è un archivio completo del welfare italiano
Avere oltre 20.000 misure rilevate e monitorate permette di costruire servizi migliori di quelli che si costruiscono su una base dati piccola. Non autorizza a dire che il welfare pubblico italiano è stato censito tutto: esistono con ogni probabilità misure che non abbiamo ancora individuato, e continuiamo a cercarle.
Non sostituisce le fonti ufficiali
In caso di discordanza prevale sempre l’atto dell’ente che eroga la misura. L’Anagrafe serve a individuare la misura e a comprenderla, non a certificarla.
Non tutte le schede hanno lo stesso grado di completezza
Alcune misure sono documentate da atti completi, altre solo parzialmente perché la fonte pubblica dice poco. La differenza è dichiarata nel dato, non appianata.
È una versione 1.0
Diverse cose che consideriamo importanti non sono ancora nei dati, e alcune scelte di impianto verranno messe alla prova solo dall’uso. Lo diciamo adesso, non a posteriori.
CHI LO REALIZZA
Da oltre 10 anni, solo welfare..
L’Anagrafe del welfare è un progetto di Blubonus. Creiamo contenuti sul welfare pubblico e contrattuale da più di dieci anni, seguendo i principi del linguaggio chiaro. Siamo una Società Benefit: lavoriamo perché il welfare sia accessibile e comprensibile per tutti.
L’Anagrafe nasce da una constatazione elementare: non si può spiegare bene alle persone un welfare che nessuno ha ancora censito.
