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Congedo parentale per lavoratrici e lavoratori dipendenti e iscritti alla Gestione Separata

Periodo di astensione obbligatoria dal lavoro per le lavoratrici e lavoratori dipendenti e iscritti alla Gestione Separata per maternità

Il congedo è riconosciuto come periodo di astensione obbligatoria dal lavoro che spetta alle lavoratrici durante la gravidanza e il puerperio.

In presenza di determinate condizioni che impediscono alla madre di beneficiare del congedo, l’astensione dal lavoro spetta al padre (congedo di paternità).

Il diritto al congedo e alla relativa indennità sono previsti anche in caso di adozione o affidamento di minori.

 

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A chi è rivolto

Il congedo di maternità spetta a:

– lavoratrici dipendenti;

– lavoratrici iscritte alla Gestione Separata INPS e non pensionate;

– apprendiste, operaie, impiegate, dirigenti con un rapporto di lavoro in corso all’inizio del congedo;

– disoccupate o sospese;

– lavoratrici agricole;

– lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari;

– lavoratrici a domicilio;

– lavoratrici LSU o APU;

– lavoratrici dipendenti da amministrazioni pubbliche.

Requisiti per accedere
  • Per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti è richiesta la sussistenza di un rapporto di lavoro.
  • Per le lavoratrici disoccupate o sospese, il congedo di maternità deve iniziare entro 60 giorni dall’ultimo giorno di lavoro.
  • Per le lavoratrici e i lavoratori iscritti esclusivamente alla Gestione Separata INPS e non pensionati, il diritto all’indennità di maternità/paternità spetta se nei 12 mesi precedenti il mese di inizio del congedo di maternità (o paternità) risultano effettivamente accreditati o dovuti alla gestione separata almeno tre contributi mensili comprensivi della predetta aliquota maggiorata.
Valore del contributo

Durante i periodi di congedo di maternità (o paternità) la lavoratrice (o il lavoratore) ha diritto a percepire un’indennità pari all’80% della retribuzione media globale giornaliera calcolata sulla base dell’ultimo periodo di paga precedente l’inizio del congedo di maternità.

Per gli iscritti alla Gestione Separata, se il reddito deriva da attività libero professionale o di collaborazione coordinata e continuativa parasubordinata, l’indennità di congedo è pari all’80% di 1/365 del reddito.

Quando fare domanda

La domanda va inoltrata prima dei due mesi che precedono la data prevista del parto e comunque mai oltre un anno dalla fine del periodo indennizzabile, pena la prescrizione del diritto all’indennità.

Come fare domanda

E’ possibile presentare la domanda online all’INPS attraverso il servizio dedicato.

Domande frequenti

Quanto dura il congedo dopo il parto?

Il congedo dura: tre mesi (salvo flessibilità) e, in caso di parto avvenuto dopo la data presunta, i giorni compresi tra la data presunta ed effettiva;
tre mesi più i giorni non goduti, se il parto è anticipato rispetto alla data;
l’intero periodo di interdizione prorogata disposto dalla Direzione territoriale del lavoro.

Quando subentra il congedo di paternità?

Nei seguenti casi:

– morte o grave infermità della madre;

– abbandono del figlio da parte della madre;

– affidamento esclusivo del figlio al padre.

Come funziona il congedo nel caso di interruzione di gravidanza?

In caso di interruzione di gravidanza dopo 180 giorni dall’inizio della gestazione o di decesso del bambino alla nascita o durante il congedo di maternità, la lavoratrice – dipendente o iscritta alla Gestione Separata – può astenersi dal lavoro per l’intero periodo di congedo di maternità, tranne se rinuncia alla facoltà di fruire del congedo di maternità.

Per quanto spetta il congedo in caso di affidamento o adozione?

Per l’adozione o l’affidamento nazionale di minore il congedo di maternità spetta per cinque mesi a partire dall’ingresso in famiglia del minore adottato o affidato prima dell’adozione.