ANAGRAFE DEL WELFARE

Il welfare pubblico italiano, censito ente per ente.

Il welfare pubblico italiano non ha un solo indirizzo. Le misure nazionali sono le più conosciute, ma una parte altrettanto importante è deliberata ed erogata sul territorio da Regioni, Ambiti Territoriali Sociali e Comuni: ognuno con le proprie regole, i propri bandi e le proprie scadenze. L’Anagrafe del welfare raccoglie le misure e i servizi uno per uno, a ogni livello, in un unico registro.

Che cos’è, in concreto

Un registro, non una raccolta di link.

L’Anagrafe del welfare è il registro machine-readable delle misure e dei servizi di welfare pubblico erogati in Italia ai quattro livelli in cui il welfare è organizzato: nazionale, regionale, di Ambito Territoriale Sociale e comunale. La rilevazione è censuaria, ente per ente, e il modo di lavorare cambia con il livello: al livello nazionale e regionale la rilevazione è eseguita da persone, e nessuna voce entra nel registro senza essere stata letta e verificata; al livello degli Ambiti e dei Comuni è eseguita da agenti di intelligenza artificiale che applicano un protocollo scritto da persone, con verifica umana a campione. Ogni voce dichiara la fonte da cui è tratta, la data in cui è stata verificata e il territorio in cui vale.

L’impianto è nazionale fin dall’inizio: protocollo, catalogo dei tipi e sistema di identificativi valgono per tutte le Regioni.

Registro nel senso che il termine ha in statistica: una base dati con un perimetro dichiarato, unità identificate in modo stabile e aggiornamento nel tempo. È l’opposto di una raccolta che cresce per accumulo, dove non è possibile dire cosa resti fuori. Le sue unità sono voci di registro, non testi: una voce è un insieme di campi verificati e datati, non l’articolo che spiega la misura a chi la sta cercando.

Machine-readable perché i dati non sono testo libero: sono campi distinti, con valori tratti da liste chiuse dove la natura del campo lo consente. Sono quindi elaborabili da un programma (filtrati, incrociati, interrogati) e non soltanto leggibili da una persona.

Misure e servizi. Una misura è qualcosa a cui si accede: un contributo economico, un bonus, una riduzione tariffaria, un’esenzione, con i suoi requisiti e la sua procedura. Un servizio territoriale è il luogo e l’équipe a cui ci si rivolge: un consultorio familiare, un punto unico di accesso, un centro di ascolto. Le misure rispondono a una domanda: «a cosa ho diritto, e come lo chiedo». I servizi a un’altra: «dove vado, e a chi mi rivolgo». Servono entrambi e li teniamo distinti.

Rilevazione censuaria e non campionaria: il perimetro non è un sottoinsieme scelto per convenienza, è l’elenco degli enti che in Italia erogano welfare, e li percorriamo tutti.

Perché il modo di lavorare cambia con il livello. La differenza fra i livelli non sta nel numero delle misure, che è rilevante ovunque, ma nel numero delle porte a cui bussare. Al livello nazionale e regionale gli enti da percorrere si contano a decine, non a migliaia, e pubblicano i propri atti in luoghi riconoscibili: la difficoltà non è trovarli, è decidere che cosa rientra nel perimetro e leggerne bene gli atti, cioè un lavoro di giudizio. Lì la rilevazione è eseguita da persone, che si avvalgono anche di strumenti di ricerca automatici, e nessuna voce entra nel registro senza essere stata letta e verificata da una persona. Al livello degli Ambiti Territoriali Sociali e dei Comuni gli enti sono più di ottomilacinquecento, ciascuno con il proprio sito, senza un canale di annuncio e senza un elenco di partenza: percorrerli tutti, e ripercorrerli nel tempo, non è un lavoro che un gruppo di persone possa fare. Lì la rilevazione è eseguita da agenti di intelligenza artificiale. Non è una differenza di ambizione: è una differenza di problema.

Che cosa fanno gli agenti, e che cosa non fanno. Gli agenti si occupano dell’identificazione delle fonti, dell’estrazione dei dati e della loro normalizzazione. Normalizzare significa ricondurre a una forma uniforme valori che ogni ente scrive a modo proprio: un importo, una soglia di reddito, il nome di un Comune. Gli agenti però non decidono che cosa entra nel registro. Il perimetro, le regole di classificazione, i vocabolari e i criteri che rendono una fonte accettabile sono decisi da persone e scritti prima di cominciare: sono il protocollo. Gli agenti lo eseguono, e non possono modificarlo.

Il presidio umano non è uniforme, e lo diciamo chiaramente. Al livello nazionale e regionale ogni voce del registro è letta e verificata da una persona: non ci sono voci che nessuno abbia letto. Al livello degli Ambiti e dei Comuni la verifica umana è a campione, e questo significa che nel registro ci sono voci comunali e di Ambito che nessuna persona ha letto. È la condizione che rende possibile una copertura di questa ampiezza. Il campione serve a misurare quanto il sistema sbaglia. È su quel risultato che decidiamo se una Regione può considerarsi chiusa e quando il protocollo va corretto.

A ogni livello, inoltre, chi lavora al registro può segnalare una misura o un servizio che nessuna rilevazione periodica avrebbe intercettato in tempo (un annuncio, un elenco ufficiale, una novità) oppure inserirli direttamente: in quel caso sono gli agenti a verificarne la conformità prima che entrino.

Cambia chi propone e chi verifica; non cambia lo standard di prova richiesto.

Perimetro dichiarato
Sappiamo in anticipo quali enti dobbiamo esaminare, e li esaminiamo uno per uno. Dove non troviamo misure lo registriamo: non stiamo affermando che quell’ente non ne eroghi, stiamo dicendo che noi non le abbiamo trovate. La distinzione sembra sottile ma non lo è, perché rende il lavoro verificabile e migliorabile.

Una regola per contare le misure
Una voce del registro corrisponde a una misura e all’ente che la eroga. Ciò che distingue una misura da un’altra sono le sue condizioni, non il territorio: se una misura vale alle stesse condizioni in cento comuni resta una misura sola, e i cento comuni sono la sua copertura. Se invece dieci Ambiti approvano ognuno il proprio contributo per l’affitto, con requisiti, importi e scadenze diversi, sono dieci misure e dieci voci. In questo modo il totale non dipende da un nostro giudizio, ma dalla regola.

Un caso richiede una precisazione: le misure di titolarità regionale o nazionale sono quasi sempre attuate da più enti, e l’attuazione locale può cambiarne le condizioni o il procedimento. Registriamo un’attuazione per ciascun ente quando l’atto di quell’ente entra nel procedimento: quando concede la prestazione, quando ne è titolare, o quando una sua valutazione ne condiziona l’accesso. Dove l’ente non decide nulla, la misura resta una sola e i suoi enti sono la copertura.

Una regola per contare i servizi
Una voce del registro corrisponde a un servizio in un luogo: la coppia tra il servizio e la sede a cui ci si rivolge. Ciò che distingue un servizio da un altro è la porta a cui si bussa, non l’ente che la gestisce: se lo stesso gestore apre dieci sportelli in dieci comuni, sono dieci voci, perché per chi cerca aiuto sono dieci porte diverse. E se nello stesso edificio convivono un consultorio, un Punto unico di accesso e uno sportello sociale, sono tre voci, perché si va lì per tre motivi diversi. In questo modo il totale non dipende da un nostro giudizio, ma dalla regola.

Un caso richiede una precisazione: alcuni servizi raggiungono le persone oltre la propria sede (sportelli che ricevono in più comuni, servizi itineranti, unità mobili). La voce resta una sola, ancorata alla sede o al recapito da cui il servizio si organizza; i territori che raggiunge sono la sua copertura, con i giorni e i luoghi delle presenze. Si conta la porta, non i chilometri che il servizio percorre.

IL PERIMETRO

Non un campione. Tutto il Paese.

L’Anagrafe non parte da un elenco di casi interessanti né da ciò che è più facile trovare: parte dall’elenco degli enti che in Italia erogano welfare. Dove non riusciamo a censire le misure di un ente, questo resta un risultato registrato e non un dato mancante ed è il punto da cui riparte il lavoro al rilascio successivo.

7.894

Comuni

Tutti i comuni italiani, identificati con il codice ISTAT e non con la denominazione. I nomi si ripetono tra regioni diverse e cambiano nel tempo; i codici sono molto più stabili, e ogni loro variazione è tracciata da ISTAT.

610

Ambiti Territoriali Sociali

Gli enti che gestiscono in forma associata i servizi sociali per gruppi di comuni. Il numero è quello del Registro Ambiti del Ministero del Lavoro, estrazione del 6 marzo 2025, e cambia quando le Regioni riorganizzano i propri Ambiti: il Veneto, per esempio, è passato da 21 a 24.

20

Regioni

In Trentino-Alto Adige le funzioni di welfare sono esercitate dalle Province autonome di Trento e di Bolzano: nell’Anagrafe sono censite come due unità distinte. Ogni Regione organizza e delega il proprio welfare in modo diverso. Per ognuna ricostruiamo prima l’assetto istituzionale, poi le misure e i servizi.

CENSITE ALLA VERSIONE 1.2

Oltre 20.000 misure di welfare pubblico

Bonus, contributi economici, agevolazioni, esenzioni e riduzioni tariffarie. Per ogni misura registriamo: chi la eroga, a chi spetta, che cosa dà, come ed entro quando si chiede, le fonti ufficiali. e la data dell’ultimo controllo.

Oltre 30.000 servizi di welfare pubblico

Consultori familiari, punti unici di accesso, centri di ascolto e altri servizi. Per ogni servizio registriamo: chi lo gestisce, dove si trova, orari di apertura, come contattarlo e la data dell’ultimo controllo.

È il numero delle misure e dei servizi che abbiamo censito, non una stima di quanti ne esistano: quanti siano in tutto non lo sappiamo, e non lo dichiariamo. È anche un numero che si modifica a ogni rilascio: perché ogni versione del protocollo trova misure e servizi che la precedente non aveva individuato, perché nel frattempo gli enti ne deliberano di nuove, e perché alcune misure scadono e vengono tolte dal conteggio non dal registro.

Come è organizzato il welfare locale

Tra la Regione e il Comune c’è un terzo livello.

Si chiama Ambito Territoriale Sociale, spesso abbreviato in ATS. È l’aggregazione di comuni che gestiscono in forma associata i servizi sociali del proprio territorio. È un ente che spesso i cittadini non conoscono, ed è tra i principali erogatori di welfare in Italia.

Regione: legifera e programma il welfare sociale sul proprio territorio, suddivide le risorse e decide quanto delegare e a chi. Alcune misure le eroga direttamente, altre le affida agli Ambiti, altre restano nella disponibilità dei Comuni.

Ambito Territoriale Sociale: aggrega più comuni (in media una dozzina) che gestiscono insieme i servizi sociali, attraverso un ente capofila, un’unione di comuni, un consorzio o un’azienda dei servizi. Programma gli interventi nel piano di zona e le misure che approva valgono per tutti i comuni dell’Ambito. La denominazione cambia da regione a regione: ambito, distretto, zona sociale, comunità, e altre ancora.

Comune: ogni Comune appartiene a un solo Ambito e, oltre alle misure dell’Ambito, può averne di proprie: contributi a bilancio comunale, riduzioni sulla mensa scolastica o sui trasporti, esenzioni e agevolazioni sui tributi locali. Sono le misure più difficili da reperire e le più vicine alla vita delle persone.

Ne segue una conseguenza operativa: per sapere a cosa ha diritto una persona non basta sapere in quale regione vive. Serve sapere in quale Comune vive e a quale Ambito quel Comune appartiene. Ricostruire questa corrispondenza, Comune per Comune e con i codici ISTAT, è la prima cosa che facciamo per ogni Regione.

IL PUNTO DECISIVO

Ogni Regione delega in modo diverso. Il protocollo deve tenerne conto.

La stessa politica di welfare (il sostegno alla non autosufficienza, l’aiuto alle famiglie con figli, il contributo per l’affitto) in una Regione è erogata dalla Regione stessa, in un’altra dagli Ambiti, in un’altra ancora dai singoli Comuni. Spesso da più livelli contemporaneamente, sulla stessa materia.

Se guardi solo i comuni

Perdi la maggior parte delle misure. Dove il welfare sociale è gestito in forma associata, gran parte delle misure è deliberata dall’Ambito e non compare sui siti dei singoli comuni. Una rilevazione Comune per Comune, in quelle regioni, trova poco e conclude (sbagliando) che lì il welfare non c’è.

Se non distingui i livelli

Conti la stessa cosa molte volte. Una misura regionale attuata da cento comuni non è cento misure. Senza una regola scritta che separi la misura dalla sua attuazione locale, il totale si gonfia in proporzione al numero di enti e diventa indifendibile.

Se non ricostruisci l'assetto

Non sai a chi si applica quello che hai trovato. Una misura di Ambito riguarda tutti i comuni che ne fanno parte. Ma quali, esattamente? Gli assetti si modificano: gli ambiti si scindono, si accorpano, cambiano ente capofila e comuni aderenti. Va verificato sul campo, non dato per noto.

COME LO AFFRONTIAMO

Prima la mappa istituzionale, poi la rilevazione.

Per ogni Regione ricostruiamo prima come funziona il welfare in quel territorio: quali materie la Regione governa direttamente, quali delega agli Ambiti, quali restano ai Comuni, come sono composti gli Ambiti, chi li gestisce e con quale forma giuridica.

Solo dopo aver scritto questa mappa iniziamo a rilevare. È un passaggio in più, e costa tempo. È anche la ragione per cui i dati di regioni molto diverse tra loro restano confrontabili: ognuna è stata letta con le proprie regole istituzionali, non con quelle di un’altra.

MISURE: UN ESEMPIO CONCRETO

Il metodo applicato a una Regione: il Veneto.

Per il Veneto abbiamo pubblicato come la legge regionale distribuisce la funzione sociale tra Regione, Ambiti e Comuni, la riorganizzazione che ha portato gli Ambiti Territoriali Sociali da 21 a 24, l’assetto dei 24 Ambiti con i Comuni di ciascuno, e le misure censite per bisogno e per tipo di aiuto.

SERVIZI: UN ESEMPIO CONCRETO

Il metodo applicato a una Regione: la Lombardia.

Per la Lombardia abbiamo pubblicato come lavorano le due reti che aprono le porte del welfare, quella sociale dei Comuni e dei 91 Ambiti e quella sociosanitaria di ATS e ASST, il caso delle Case di Comunità, dove sotto lo stesso tetto ci sono più servizi, e i servizi censiti per bisogno, per ente titolare e per territorio.

IL METODO

Non improvvisiamo. Applichiamo un protocollo.

L’Anagrafe è costruita con un protocollo scritto, applicato nello stesso modo in ogni Regione e in ogni Ambito. Il protocollo è la parte che conta: gli strumenti computazionali eseguono ciò che il protocollo prescrive, e sono le regole  (non gli strumenti) a determinare il dato.

Il protocollo viene rivisto a ogni Regione completata, e la versione applicata resta tracciata insieme ai dati che ha prodotto. È anche il motivo per cui torniamo su territori già rilevati: un protocollo migliore trova cose che il precedente non trovava.

Strumenti computazionali, regole umane
L’identificazione delle fonti, l’estrazione e la normalizzazione sono assistite da strumenti computazionali che operano dentro regole scritte da persone. Il presidio umano è sulla progettazione e sul monitoraggio, con verifiche a campione a ogni chiusura di regione.

Copertura territoriale esplicita
Per ogni misura registriamo l’elenco dei comuni in cui si applica, uno per uno, con il codice ISTAT. Non l’etichetta “vale nell’Ambito X”, ma la relazione tra la misura e ciascun Comune. Per ogni servizio registriamo il Comune in cui ha sede, con il codice ISTAT, e l’Ambito e l’azienda sanitaria a cui quel Comune appartiene.

Fonti citate e ricontrollate
Ogni misura è collegata alle pagine e ai documenti da cui è stata letta. I collegamenti vengono riverificati e quelli non più raggiungibili sono segnalati come tali, distinguendo la pagina rimossa dal blocco tecnico.

Storico in sola aggiunta
Ogni verifica resta registrata con la propria data e non viene sovrascritta dalla successiva. Si può ricostruire quando una misura è stata osservata l’ultima volta e cosa risultava in quel momento.

Qualità dichiarata per ogni voce
Ogni voce del registro porta un indicatore del livello di documentazione della fonte. Una misura documentata da un atto completo e una ricostruita da un’informazione parziale non vengono presentate come equivalenti. Per i servizi distinguiamo i dati di base (nome, sede, ente, contatto) dai dati completi (anche accesso, destinatari, orari o costo).

Chiusura formale di ogni Regione
Ogni Regione si chiude con un resoconto che registra che cosa è stato incluso, che cosa è stato escluso e perché, e la data in cui il quadro è stato fissato.

DA DOVE ABBIAMO IMPARATO

Non l’abbiamo inventato: in Europa si fa già.

Censire in modo sistematico le prestazioni pubbliche non è una novità. Alcuni paesi europei lo fanno da decenni, con soluzioni diverse e con problemi analoghi ai nostri. Abbiamo studiato le loro esperienze prima di definire il nostro impianto, e da ciascuna abbiamo tratto degli insegnamenti.

MISSOC — Commissione europea

Dal 1990 compara i sistemi di protezione sociale di 31 paesi europei con tabelle aggiornate due volte l’anno, sempre con la stessa struttura di campi per tutti: base normativa, campo di applicazione, condizioni, importo del beneficio. Una struttura identica per tutte le unità, e scadenze di aggiornamento dichiarate in anticipo.

Fiandre — catalogo dei servizi pubblici

Il catalogo interamministrativo fiammingo descrive una prestazione una volta a livello concettuale, e ogni ente locale ne registra la propria declinazione territoriale nel catalogo che gestisce. È l’esempio più chiaro di separazione tra la misura e la sua attuazione locale: la stessa distinzione che serve a noi per non contare più volte la stessa cosa.

Germania — catalogo nazionale delle prestazioni

La Germania assegna un codice univoco a ogni prestazione amministrativa e ha scritto indicatori espliciti per decidere quando due prestazioni sono la stessa e quando sono due: la base normativa, l’oggetto regolato, il tipo di procedimento. Uno degli effetti di quelle regole è che la stessa prestazione mantiene lo stesso codice qualunque sia l’ente che la eroga: l’identità della misura non dipende da chi la attua.

Paesi Bassi — dal registro alla persona

Nei Paesi Bassi molti comuni mettono a disposizione strumenti che, a partire dalla situazione di una persona, mostrano a quali prestazioni ha diritto in quel comune. Dietro quegli strumenti c’è una banca dati mantenuta e aggiornata in modo centralizzato: un registro conta nella misura in cui arriva a chi deve usarlo.

STANDARD E VOCABOLARI

Parlare la stessa lingua degli altri.

Per identificare territori ed enti usiamo i codici e i vocabolari nazionali già esistenti (a partire dai codici ISTAT dei comuni) invece di crearne di nuovi. È una scelta poco vistosa e molto pratica: significa che i nostri dati si possono incrociare con quelli di chiunque usi gli stessi codici, senza passare da una conversione costruita sui nomi.

Sugli standard internazionali per la descrizione dei servizi pubblici il nostro modello è compatibile in linea di principio, ma non dichiariamo conformità a nessuno di essi. Il motivo è tecnico: quei modelli descrivono il servizio e non l’entità del beneficio, e finiscono per trattare importi, soglie e finestre di domanda come testo libero. Noi stiamo lavorando nella direzione opposta: portare quei valori dentro campi strutturati, invece di lasciarli nel testo. È la differenza tra un’informazione che si può leggere e una che si può cercare e confrontare.

Rilasci

Versione 1.2, e già al lavoro sulla prossima.

Abbiamo scelto di rilasciare presto e di migliorare per gradi, invece di attendere una versione definitiva. Ogni rilascio ha un perimetro e una versione del protocollo definiti: sappiamo sempre che cosa è entrato, quando e come.

Rilasciata agosto 2026
Versione 1.0 — l’impianto e la copertura

Il perimetro nazionale, la ricostruzione dell’assetto istituzionale Regione per Regione, la corrispondenza tra ogni Comune e il proprio Ambito, e le misure rilevate con fonti, storico dei controlli e qualità dichiarata. Dati aggiornati ad agosto 2026.

Rilasciata settembre 2026
Versione 1.1 — Copertura dei servizi

Ampliamento del censimento anche ai servizi di welfare pubblico: Consultori familiari, punti unici di accesso, centri per le famiglie, sportelli sociali, uffici di prossimità e altri servizi, luoghi e persone a cui ci si rivolge. Dati aggiornati a settembre 2026.

Rilasciata ottobre 2026
Versione 1.2 — Nuovi servizi censiti

Ampliamento del censimento dei servizi di welfare pubblico: catalogati in 85 diverse tipologie e con oltre 30.000 centri e punti di accesso dei servizi in tutte le regioni italiane. Con un esempio regionale: i servizi della Lombardia. Dati aggiornati a ottobre 2026.

IN LAVORAZIONE
La versione successiva

Ci stiamo già lavorando, su più fronti. Il registro cresce in due direzioni: più profondità e uniformità sulle voci censite, per esempio rendendo confrontabili tra ente ed ente i campi che decidono se una misura spetta: soglie, importi, termini. Non anticipiamo i rilasci: ogni versione arriva con la sua data e l’elenco di ciò che aggiunge.

TRASPARENZA

Quello che l’Anagrafe non è.

Dichiarare i limiti fa parte del metodo. Una banca dati che promette tutto non è verificabile, e quindi non è credibile.

Non è un archivio completo del welfare italiano
Avere oltre 20.000 misure e 30.000 servizi rilevati e monitorati permette di costruire soluzioni migliori di quelle che si costruiscono su una base dati piccola. Non autorizza a dire che il welfare pubblico italiano è stato censito tutto: esistono con ogni probabilità misure e servizi che non abbiamo ancora individuato, e continuiamo a cercarle.

Non sostituisce le fonti ufficiali
In caso di discordanza prevale sempre l’atto dell’ente che eroga la misura. L’Anagrafe serve a individuare la misura o il servizio e a comprenderli, non a certificarli.

Non tutte le voci hanno lo stesso grado di completezza
Alcune misure e servizi sono documentati da atti completi, altri solo parzialmente perché la fonte pubblica dice poco. La differenza è dichiarata nel dato, non appianata.

È una versione 1.2
Diverse cose che consideriamo importanti non sono ancora nei dati, e alcune scelte di impianto verranno messe alla prova solo dall’uso. Lo diciamo adesso, non a posteriori.

Non è un portale
L’Anagrafe è la nostra banca dati interna: alimenta i contenuti, i percorsi guidati e i portali che realizziamo. Non è destinata alla vendita. Ne pubblichiamo ciò che serve a mostrare il metodo, come questa pagina, le misure del Veneto e i servizi della Lombardia.

CHI LO REALIZZA

Solo welfare, dal 2016.

L’Anagrafe del welfare è un progetto di Blubonus. Creiamo contenuti sul welfare pubblico e contrattuale, seguendo i principi del linguaggio chiaro. Siamo una Società Benefit: lavoriamo perché il welfare sia accessibile e comprensibile per tutti.

L’Anagrafe nasce da una constatazione elementare: non si può spiegare bene alle persone un welfare che nessuno ha ancora censito.

Blubonus Srl Società Benefit

Via Fratelli Ugoni 36 – Brescia

mail: info@blubonus.it

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